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Ritiriamo la delega

di Giancarlo Graziani

Oggi un cartello sbilenco segna la fine del nostro piccolo paese.
Prima del terremoto L’Aquila era una città poco conosciuta, spesso scambiata con Pescara, oggi è la città distrutta dal terremoto, la città della casa dello studente.
Prima del terremoto Cese di Preturo era una piccola frazione nella vasta costellazione del comune di L’Aquila, oggi è il centro della new town delle mitiche casette.
A molti sembrerà egoistico che noi si guardi con sospetto e preoccupazione alla costruzione di queste nuove abitazioni considerando che ci sono molte persone che la casa non ce l’hanno più e oggi vivono in una tenda, ma noi vorremmo far riflettere tutti sul fatto che alla base del dolore di chi guarda le macerie della propria casa e della rabbia di chi guarda il campo di grano aggredito dai bulldozer c’è lo stesso profondo sentimento che nasce dal legame speciale che gli esseri umani stabiliscono con l’ambiente sociale e urbano che vivono quotidianamente.

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La necessità e la scelta: Allocazioni scriteriate e strategie di shock economy dietro il progetto C.A.S.E.

di Antonello Ciccozzi, (docente di antropologia culturale presso l’Università degli Studi dell’Aquila)
pubblicato sul sito www.collettivo99.org

Abstract: il progetto C.A.S.E. per i terremotati aquilani si configura sempre di più come un’operazione orientata in base agli stilemi della shock economy; esso rappresenta una soluzione finalizzata, prima che all’aiuto delle popolazioni terremotate, al profitto di grandi aziende affiliate al Governo, che non tiene conto della varietà degli habitat culturali in cui si vuole calare, e che non basterà a togliere tutti gli sfollati dalle tendopoli. Pare necessaria una revisione parziale di tale progetto e una pronta messa a disposizione di moderni containers al fine di emancipare gli sfollati dal giogo delle tende.

La varietà degli habitat culturali dell’aquilano si manifesta nella preponderanza della differenziazione tra i luoghi urbani e i luoghi rurali. Per chiarire il discorso che qui si propone, questa compresenza può essere schematizzata descrivendo nostro Comune come un territorio, per così dire, a “due colori”: zone “verdi” (i contesti rurali) affiancano un centro “blu” (la città e la sua estensione periferica, che grossomodo forma una linea prossima all’asta fluviale dell’Aterno, tra i due bastioni montuosi che cingono la valle, sfumando tra Preturo e Bazzano). Spesso non si tratta di demarcazioni nette, e vi sono luoghi in cui si assiste a una mescolanza più o meno contrastiva di questi elementi (ad esempio la zona tra Bazzano e Paganica, in cui, a qualche chilometro dalla città, il nucleo industriale occupa un territorio dove permane una consistente vocazione agricola, oppure verso Sassa, al limite Ovest dell’espansione urbana), altre volte la connotazione rurale dei luoghi appare più netta (come a Roio Piano o a Camarda). Il punto, per quanto ci riguarda, è però che tali peculiarità non possono essere in nessun modo omesse da qualsiasi progetto di pianificazione territoriale che contempli la necessità di preservare la qualità della vita; ignorare questi aspetti è viceversa indice di orientamenti votati unicamente al perseguimento di interessi economici, a discapito del valore della qualità della vita. Read more…

Il piano C.A.S.E. e la distruzione dell’identità

di Antonello Ciccozzi
pubblicato su www.abruzzo24ore.tv

Scrive Antonello Ciccozzi, ricercatore di antropologia culturale all’Università dell’Aquila:

” I poteri istituzionali locali dovrebbero farsi carico di una strategia che li configuri alla stregua di numi tutelari del genius loci. Questa al momento – riguardo l’allocazione sul territorio dell’edilizia di emergenza – può essere individuata nella necessità di adottare criteri di prossimità alla cinta della periferia urbana, come strumento di preservazione identitaria della città e come tutela dal rischio di territorializzazione dello spazio rurale comunale con artefatti dai connotati urbani che rischiano di stravolgerne la vocazione “verde”. Se per il territorio urbano dovrebbe valere il principio “nuovi condomini ecosostenibili il più vicino possibile alla città per far restare tutti gli aquilani accanto a L’Aquila”, per il territorio rurale sarebbe opportuno basarsi sul “fare casette di legno per gli sfollati del paese, vicino al paese”. C’è altro modo per armonizzare questi nuovi e necessari artefatti di emergenza con la varietà delle peculiarità geografiche del comune?

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